Speravo di iniziare meglio l’anno in corso, ma come raccontato in altro post le cose non è che siano andate proprio lisce. La prima cotta dell’anno 2024 al netto delle problematiche già raccontate qui è stata una mild.
Sebbene mi sia già cimentato sullo stile un paio di volte in passato, non ho traccia di note particolari sotto le ricette salvate in brewfather ad eccezione di un paio di appunti sull’utilizzo del london Lallemand e dell’m15 Mangrove. Il risultato evidentemente non doveva essere stato particolarmente stupefacente. Di certo non ho traccia di giudizi post concorsi. All’orizzonte ci sono un paio di contest dedicati a birre a bassa gradazione quindi direi che sia opportuno iniziare a lavorare su questa birra che tra l’altro appartiene al mondo anglosassone da me tanto amato.
Posso pertanto ripartire da zero.

Ricetta
Mi intriga l’approccio “Brewingbad” descritto nell’e-book.
Somewhat similar to a session Porter…. Scaling down a Porter recipe could be a solid approach. Same ingredients but with lower alcohol.
Potrei pertanto partire direttamente dalla Porter descritta qui, tuttavia mi trovo ancora nel periodo in cui devo smaltire un pò di roba tra cui 1 kg di malto mild che proprio non saprei dove altro infilare, l’ultimo kg di golden promise ed una confezione quasi intera di choccolate ed una di fuggle.
Ricetta
| maris otter | 41% |
| Mild | 41% |
| choccolate | 8% |
| crystal 110 | 5% |
| crystal 150 | 5% |
| fuggle 60′ | 15 ibu |
| fuggle 15′ | 0.5gr/l |
| Lievito wyeast 1469 | 18°-20° |
| mash a 67 ° | 60 min |
Ho scartato anche sta volta il roasted in ricetta sia perchè (forse l’ho già detto altrove) non mi piace il suo gusto tagliente sia, soprattutto, perchè la scorsa estate ho provato durante il festival di Castellalto una produzione (di cui chiaramente non ricordo nè nome nè birrificio) che mi aveva particolarmente gratificato con le sue sfumature dolci e caramellate senza traccia alcuna di tostato. Ho provato in questo periodo ad assaggiare altre produzioni mirate, ma mio malgrado non sono riuscito a trovare sui rispettivi e-shop nè la Queen Olimpia di East-side nè la Christmas Morning di Hilltop. Ci sarebbero state altre opzioni in giro, ma ordinare le birre direttamente dai produttori è un pò come ordinare le materie prime su Mr Malt e Pinta: nessuno ha mai in un solo colpo tutto quello che vorresti!
Per i Luppoli sono andato sul classico fuggle (come detto anche questo da smaltire) in quantità tali da arrivare a 17 ibu complessive e ad un rapporto BU/GU vicino allo 0,5.
Prima assoluta per il lievito.
Non essendo disponibile il London Ale WY1028, fa l’esordio nelle mie produzioni il WY 1469 West Yorkshire tanto decantato nella puntata 3 di mashout! podcast. Meno fruttato rispetto ad altri inglesi, dovrebbe mettere bene in risalto il malto in particolare la parte nocciolata/frutta rossa, tenendo in secondo piano il luppolo cosa che per questo stile credo calzi a pennello. Mio malgrado non sono riuscito a preparare lo starter per un ritardo non previsto nell’ordine e pertanto, con buona pace per i puristi, lo inserirò direttamente nel mosto raffreddato, non potendo rinviare gli impegni brassicoli già programmati per la settimana successiva. La bassa OG tra l’altro dovrebbe garantire comunque un pitch adeguato.
Cotta senza sparge: da quando ho scalato le produzioni a 13/15 litri ho iniziato a dubitare del reale contributo dato alle mie efficienze dai pochi litri di acqua che destino al risciacquo delle trebbie. Ho deciso di togliermi il dubbio e questa cotta è rientrata nel test condotto i cui risultati sono in questo articolo.
Cotta e fermentazione
Giornata chiusa con un paio di punti in meno di efficienza pre boil. Nulla di diverso da quanto sarebbe potuto succedere con Sparge tradizionale.
La fermentazione è partita forte. Ho inoculato a 18°, ho alzato dopo 24 ore a 19° con conseguente vertiginoso aumento del tumulto (ha fatto un disastro!) e ho chiuso il terzo giorno a 20 accompagnando con un bel colpo di co2 per rimontare il lievito. Sempre nella puntata stessa di mashout è consigliata questa pratica per riattivare il lievito allo scopo di stimolare la conclusione dei processi fermentativi e attenuare così il diacetile e soprattutto l’acetaldeide che tanto ha penalizzato le mie ultime produzioni inglesi con i lieviti in crema.
Assaggio

Aroma; prevalgono i sentori di cereale, in sottofondo (molto in sottofondo) caramellato, bassissimi esteri. No diacetile, nè acetaldeide.
Aspetto: schiuma avorio bolle medio/fini con bassa persistenza. riflessi rubino, molto pulita.
Gusto: buone note di toffee leggero terroso dato dal luppolo amaro contenuto molto gradevole, chiusura secca, pulita.
Sensazioni boccali: corpo esile, carbonazione medio bassa, nessun calore alcoolico nè astringenza. Da questo punto direi perfetta.
Valutazione complessiva: molto delicata buon bilanciamento e buon equilibrio. Birra da almeno due pinte. Fusto finito discretamente presto.
Tuttavia…
Nel complesso direi un 7-. Ad un concorso sarebbe uscita con un 33/34 complessivo. Birra buona e facile da bere, perfettamente “inglese”, ma appena in linea con le aspettative che un “esperto”, o meglio ancora un giudice, potrebbe avere sapendo di bere una dark mild.
Se da un lato ritengo di essermi avvicinato molto all’idea che avevo in testa e se ancora di più sono riuscito a non portarmi in bicchiere difetti (in particolare acetaldeide e diacetile) devo essere sincero ed ammettere che la ritengo un filo distante dalla stragrande maggioranza degli esempi di stile provati in giro. Non piace a me, ma in ottica “giudizio bjcp” credo che un pò di tostato avrebbe meritato di esserci. Dovrò mio malgrado farci pace e imparare ad inserirlo in ricetta dove e quando serve.
Credo in poche parole di aver sprecato una buona confezione di lievito che probabilmente avrebbe dato il meglio di sè con la presenza in ricetta di malti brown e roasted.
La sparo… se avessi usato l’us 05 sarebbe stato uguale.
L’assaggio mi ha ricordato molto le valutazioni ricevute sulle prime porter mandate ai concorsi dove mi veniva costantemente suggerito di “aumentare la parte tostata“.
L’approccio Brewing Bad evidentemente sarebbe stato migliore. Alla prima occasione scalo la porter che mi ha regalato già buone soddisfazioni e vi aggiorno! Frank ha sempre ragione!
