Bene, partiamo da due presupposti: non avevo voglia di pensare, ma avevo voglia di mettermi ai fornelli, ho poco tempo per scrivere, ma sento il bisogno di farlo, perchè nonostante tutto l’homebrewing in questo periodo un pò mi manca 🙁 .

E poi ho sete… nonostante tutto ho sete…

Per questi motivi qualche mese fa per non restare

“ingabbiato in questa mia prigionia” (cit. Caparezza)

ho pensato bene di produrre un paio di birre replicando però qualche ricetta di altri. La cosa mi avrebbe permesso di brassare tranquillamente senza stare a pensare troppo a quello che avrei dovuto fare.

Ho aperto così il ricettario di brewdog e quello di brewingbad: il primo per fare una saison, il secondo per consolidare il buon rapporto che sto scoprendo avere con il tanto inutilmente temuto 34/70 su altra bassa (ma di quest’ultima parleremo un’altra volta).

In realtà più che fare una saison, volevo una grisette.

Ci ho provato già un paio di volte senza successo (racconti qui e qui), poi non ho insistito più, ripromettendomi tuttavia che prima o poi avrei tagliato la testa al toro provando direttamente la ricetta presente sul  DIY DOG di Brewdog disponibile in rete (per la cronaca “DIY” sta per “do it yourself”).

Ora cosa sia una “grisette” credo che nessuno lo sappia poi così bene… io l’ho sempre definita una “saison che non ce l’ha fatta”, ma se proprio volessimo provare ad essere precisi e darle un “inquadramento” potremmo vederla come una table saison un po’ più luppolata.

Electric India (Vibrant Hoppy Saison)

Questa electric india (sottotitolo VIBRANT HOPPY SAISON) mi sembrava perciò proprio una buona base di partenza…

Avrei dovuto solo puntare ad una og più bassa (1040 contro 1045 sarebbe bastato per arrivare ad un 4.5%-4.7% abv.) e provare a rispettare il rapporto BU/GU della ricetta originaria.

E sia

Maledetto calcolatore

Con qualche decina di grammi in meno di grist per ingrediente ho riprodotto la ricetta più o meno fedelmente.

Ho evitato il coriandolo ed il pepe perché con quelli, se non sei un vero fenomeno o se non hai voglia di metterti a fare gli esperimenti con gli infusi, è sempre meglio non scherzare: una spezia poco in forma equivarrebbe a non metterla, una qualità diversa da quella che il birraio conosce e ti trovi nel bicchiere qualcosa che somiglia al detersivo per i piatti.

Mi sono premurato anche di usare del miele di castagno in whirlpool.

Naturalmente, ça va sans dire, pure sul lievito mi sono preso una licenza togliendo il wyeast e optando per il più umile e collaudato BE-134.

Senza stare a raccontare la cotta ho chiuso con mosto in fermentatore come previsto a 1040/42 ed ho inoculato il lievito a 21 stando abbondante nel pitch.

Ho lasciato la Temperatura stabile per un giorno fino alla partenza delle bolle portandola GRADUALMENTE fino a 24.5.

Dopo un paio di settimane ho ridotto a 1 e poi dopo un altro paio di settimane sono andato in cold per un mese.

Alla fine nemmeno stavolta è venuta una grisette…

Eh si perché mentre brewfather mi calcolava un’attenuazione al 90% il lievito si è mangiato pure il keg per questo motivo da uno stimato 4,5% credo di aver chiuso a 5,6%..

Errore da pivelli.

La bevuta

La birra però è venuta bene.

Bella all’aspetto. La birra si presenta di un dorato carico con un’ottima trasparenza. La leggera opalescenza delle prime spillate ha lasciato presto spazio ad una buona pulizia. Credo che nella mia esperienza da homebrewer solo una volta sono riuscito a fare una saison un pò più “opaca”, ma all’epoca usavo ancora lo zucchero per il priming. Bella la schiuma, complice sicuramente la generosa gasatura, buona anche la persistenza.

Al naso domina il profilo aromatico dato dal lievito. Credo che la rampa 21-24/25 sia l’ideale per il BE134 perché dona un profilo “rustico” con note di paglia e spezie elegante e non invadente. Ormai dovremmo averlo capito che non sono questi nelle bustine da 11,5 gr i lieviti saison che possono essere lasciati “liberi”, tutt’altro. Personalmente quando sono andato oltre i 26 il risultato è stato catastrofico, con la plastica bruciata a farla da padrone.

Il pitch abbondante ha poi favorito una fermentazione vigorosa che non ha lasciato i sentori sulfurei che ho sentito altre volte con inoculi “taccagni”. Che poi quel filo di sulfureo all’apertura nemmeno ci starebbe poi tanto male.

Non avevo mai usato il nelson sauvin in aroma, ragion per cui per provare ad individuarlo mi sono rifatto alle note descrittive dei rivenditori. Cassate quelle di Mr malt (parlano di “fruttato”, ma quale frutta non si sa) forse si avverte un filo dell’agrumato di cui parla Pinta, nulla di particolare però… nulla di “hoppy”, ma del resto con  1.5gr/l a fine bollitura non è che potevamo attenderci una session ipa… Stesso discorso per l’amarillo la cui gittata era addirittura di 1gr/l.

Il lievito guida anche il gusto e i sentori speziati si amalgamano bene con il cereale. Forse una percentuale maggiore di frumento avrebbe dato quel filo di freschezza in più alla bevuta, ma tantè.

La birra è secca va giù liscia, l’amaro direi che è perfetto per lo stile ed è ben bilanciato col esto della bevuta (c’ho azzeccato!). Non si percepiscono né astringenza né calore alcoolico.

Tutto sommato una buona birra.

Non era proprio quello che volevo, ma alla fine è venuta fuori una bella saison, molto vibrant, poco Hoppy.

Provatela pure voi.

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