Ariecchime… riprendiamo un attimo da dove ci eravamo lasciati: da quella Munich helles venuta bene, ma non benissimo e di come i giusti malti possano fare la differenza.

Prima però due parole.

Pensavate avessi smesso vero?!?! E invece no, sono solo tanto, tanto impicciato e per questo motivo ho messo un pò da parte l’hobby a favore di cose che improvvisamente sono diventate prioritarie. Una cosa però mi hanno fatto piacere: vedere -nonostante tutto- tante letture degli articoli nonostante non stessi pubblicando niente.

Giusto per la cronaca. Ad aprile dello scorso anno ho comprato casa nuova e da allora il sabato, normalmente dedicato alla birra, è diventato l’unico momento in cui poter fare tutte quelle commissioni necessarie a portare avanti i lavori. Quel paio di cotte messe su in questi mesi sono state gentilmente concesse dalla mia signora.

Ma non finisce qui.

Si, perché da buon Italiano sono un amante non solo del cibo e del bere (la birra è chiaro!) ma anche del calcio. E mentre altri homebrewers come Maurizio Romiti, Vincenzo Mulè o Frank Antonelli studiavano per diventare giudici bjcp o super sayan della birra io decidevo di fare quello che avevo lasciato in sospeso tipo 25 anni fa: STUDIARE PER DIVENTARE AGENTE SPORTIVO. E così agli impegni di sopra ho aggiunto i libri di diritto privato, i testi di diritto amministrativo, e i codici di diritto sportivo. Per la cronaca ho superato l’esame l’8 maggio!

Per festeggiare questo traguardo, ho riacceso i fornelli ripartendo -come dicevo- da dove di fatto ero rimasto: dalla Munich Helles.

Il dilemma del malto…

Nonostante fosse una delle prime basse fatte “con criterio”, il primo tentativo non era poi venuto così male: Frank, cui avevo affidato il giudizio, mi aveva suggerito qualche ritocco indicandomi la strada da seguire per migliorare quel paio di sfumature che avrebbero potuto migliorare una produzione tutto sommato già idonea -così come era- ad essere bevuta con facilità.

Oltre al buon Frank, sotto al post che avevo pubblicato, la grande fratellanza homebrewer non aveva lesinato suggerimenti.

Il buon Maurizio Romiti in particolare, riportando la sua esperienza, mi aveva consigliato due pilsner diversi a seconda dell’impronta che volevo seguire: il Dingemans con il suo apporto un po’ più ricco e “mielato” o l’Irkes un pò più “cerealoso”.

Li ho presi entrambi e sebbene avessi pensato di usarli subito al 50 e 50, il fatto che avrei finito per non cogliere il reale apporto dell’uno e dell’altro mi ha spinto (dopo aver fatto testa o croce) ad iniziare col primo.

Cotta

Ricetta uguale alla precedente

PILSNER (dingemans)95%
MONACO5%
PERLE12 IBU 60 MIN
PERLE0.6 GR/L 15 MINUTI
MASH65° PER 60 MIN
LIEVITO34/70
OG. 1045 IBU 17 BU/GU 0.37

Uguale anche il profilo di fermentazione: inoculo a 10 gradi e su di un grado al giorno una volta partita la “tumultuosa”, pausa a 15 gradi per 2 settimane, ritorno a 10 per qualche giorno e poi giù in cold crash.

Rispetto alla cotta precedente la birra è rimasta al freddo per almeno 45 giorni prima di essere travasata nel fusto da 9 litri dove è rimasta per alte due settimane col gas attaccato.

Assaggio e differenze

Bella. C’è poco da fare…le birre mie so sempre belle, sicuramente più belle che buone, questo me lo riconosco da solo.

Bello il colore, bella la schiuma, bella la tenuta del cappello, fantastica la trasparenza.

Rispetto alla precedente (quella a destra nella foto sotto) il colore è uguale, ma la schiuma è tutta un’altra cosa: differente la consistenza (più “pannosa” se si può dire per rendere l’idea), differente la struttura (bolle finissime uniformemente diffuse).

Merito delle proteine del malto o delle due settimane dimenticata agganciata alla co2? Probabilmente la prima delle due perchè ritengo che carbonata allo stesso livello una o due settimane non facciano differenza una volta che il sistema ha raggiunto l’equilibrio.

confronto tra cappelli di schiuma

Ma andiamo avanti. La differenza al naso e al gusto rispetto alla prima cotta c’è, si sente e pure tanto.

Al naso spicca il cereale con la luppolatura percettibile solo nelle retrovie. Durante gli ultimi sorsi, con la birra un pò più calda viene fuori anche quel filo di miele di cui parlava Maurizio. Forse un pò fuori dai canoni dello stile, ma comunque nulla di imbarazzante o che stoni completamente. Il contributo del luppolo è percettibile al naso nei primi sorsi ma poi sparisce verso la fine.

Uguale il gusto con prevalenza del cereale all’inizio della bevuta e comparsa del miele verso la fine. Corpo medio, carbonazione media con un finale discretamente secco e con un leggero amaro che rende il cereale ed il miele di cui abbiamo parlato non stucchevoli.

Difficile però che si scaldi nel bicchiere, soprattutto col caldo che c’è. In altre parole il difettuccio ci sarebbe, ma forse nessuno farebbe in tempo ad accorgersene.

Conclusione

Quanto un singolo ingrediente abbia fatto la differenza è incredibile. Dall’aspetto al gusto le differenze sono apparse evidenti pure ad un bevitore come me che ha il palato del carro armato.

Avevo chiuso il primo articolo con la bustina di 34/70 intenta a rimproverare un sacco di pilsner… ora ha trovato un buon amico.

Datemi tempo e proverò pure l’irkes.

se ti piace condividi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *