In questo periodo un pò “moscio”, mentre attendo che le fermentazioni delle mie prime basse (tutta colpa di failbeer!) si concludano così da poter raccontare quanto sia stato bello o fallimentare o sorprendentemente facile (chissà!) produrre finalmente ben 2 lager di fila, così di botto mi imbatto in un post sul forum in cui un utente chiede pro e contro di un fermentatore troncoconico in acciaio prima di procedere all’acquisto.

Mi è partito l’embolo: ne ho uno in vendita da un anno e mezzo e nessuno lo vuole, poi la gente chiede consigli.

Il fermentatore sbagliato è solo un alibi

Se mai aveste voglia di scorrere tutta la mia pagina fb avrete modo di ripercorrere tutta la trafila fatta per la scelta del fermentatore ideale.

A dirla tutta, questo sbatti inutile altro non era che la vana speranza (presente nel cuore di ogni novello homebrewers) di riuscire a colmare lacune tecniche con la semplice modifica dell’attrezzatura, come se l’inserire qualcosa di nuovo in un processo produttivo potesse da solo compiere la magia, come se l’obolo pagato al venditore fosse il prezzo da pagare per trasformare quelle che fino alla cotta prima erano ciofeche in birre spaziali.

Tutto senza sapere il “per come”.

Mi spiace, non è così. Questo succede nelle favole.

Ve lo dice uno che ha speso un botto di denari in roba inutile (e che ripeto da sola non ha mai fatto la differenza) prima di capire la necessità di concentrarsi prima di tutto sulla tecnica, sullo studio e l’esperienza.

Qui un vecchio resoconto esemplificativo e non esaustivo della roba superflua da me acquistata nel tempo.

“Il fermentatore perfetto non esis…”

Nel corso di questi anni (la foto sotto presa dalla mia pagina FB ne è la prova) ho fermentato dentro qualsiasi cosa potesse essere chiusa ermeticamente seguendo un po’ quello che offriva il mercato di volta in volta, un po’ le convinzioni di cui si parlava prima: secchio in plastica, troncoconico in plastica (finito nella classifica di prima), fondo piatto in acciaio, troncoconico in acciaio da 23 litri fino ad arrivare al super-lussuoso 13l troncoconico della SS usato per sole due cotte prima di passare definitivamente ai keg.

Ma allora perchè non scegliere il fermentatore troncoconico in acciaio e perchè io che l’ho usato dovrei sconsigliarne l’acquisto ad un amico Homebrewer?

I vantaggi (teorici) e gli svantaggi (reali)

Partiamo dai primi

Il materiale innanzitutto: è d’acciaio tutti sappiamo fin troppo bene i pro del materiale in termini di pulizia e resistenza. Quindi andiamo avanti veloci.

La geometria e la valvola di spurgo: la forma troncoconica permette l’accumulo del lievito sul fondo il che unito alla valvola permette una più agevole rimozione del lievito eliminando così la necessità dei travasi. Tanta roba…

Il termometro: permette di conoscere la temperatura di fermentazione, vuoi mettere?!?!

Il rubinetto: permette di prelevare piccoli campioni di birra per le misurazioni durante la produzione, come farne a meno!

Le foto fighe, il non plus ultra perchè come diceva Houdini:

“quello che l’occhio vede e l’orecchio sente, il cervello crede”.

Non me ne vengono più.

Ma tutti sti vantaggi sono realmente tali da valerne il prezzo? Vediamo.

L’acciaio sicuramente si, ma di fermentatori di questo materiale a fondo piatto se ne trovano tanti a minor prezzo.

La differenza la farà il resto allora? Direi di no.

La geometria: ma perchè tutta sta necessità di far sedimentare i lieviti e spurgarli? Ah già, l’autolisi dei lieviti e la chiarificazione della birra. Se avete dato questa risposta, vi rimando a questo articolo di Frank (del 2014) che se non avete voglia di leggere vi riassumo.

Di AUTOLISI-fobia aveva senso parlare forse qualche decennio fa quando le tecnologie dei laboratori non erano certo quelle attuali ed avere a disposizione un lievito di altissima qualità in bustina non era cosa sicuramente scontata.

Quanto alla chiarificazione, un bel cold crash o l’utilizzo del sifone risolvono il problema. Questa per intenderci è una birra non travasata nel momento in cui è finita in bottiglia.

Lo spurgo poi crea solo dei problemi. A fermentazione finita con il blowoff o il gorgogliatore stabili l’apertura della valvola potrebbe non far uscire nulla perchè è tutto in equilibrio. Per permettere la fuoriuscita dei sedimenti va fatta entrare aria da sopra. Aria significa ossigeno. Fine del discorso. E se non entra aria la variazione di pressione potrebbe risucchiare attraverso il blowoff la soluzione in cui questo è posizionato. Fine della storia un’altra volta.

Quanto al travaso dovremmo averlo ormai capito un po’ tutti che non serve a nulla: si rischiano ossidazione, contaminazione etc, etc.

Termometro: a che serve un se non è collegato ad un sistema di gestione delle temperature? Praticamente a null’altro se non a sodalizzare col mosto quando è al caldo o al freddo.

Rubinetto: quella dei prelievi per le misurazioni altro non è che “ansia da attenuazione”. Se la fermentazione è andata bene (se cioè il lievito era in forma, se le quantità erano giuste, se gli zuccheri all’interno del mosto erano idonei ad essere fermentati da quel tipo di lievito) non esiste il problema e raggiungeremo grossomodo sempre gli stessi valori di attenuazione finale. Il che non vuol dire che la fermentazione sia andata bene, ma il numerino finale, quell’ “1.0qualcosa” tanto agognato, bene o male tornerà sempre.

La soluzione definitiva

O passate alla fermentazione nei keg o, se proprio volete fare le foto fighe e giocare al birrificio, comprate l’unitank, ma vi servirà pure un chiller per fare le cose per bene.

Io sono arrivato a questa conclusione e al keg con colpevole ritardo solo un paio di anni fa (qui la storia) e da allora

  • non travaso più (ma già non lo facevo da tempo),
  • mi è passata l’ansia da attenuazione (misuro l’fg una sola volta dopo 10 gg circa e a quel punto quel che fatto è fatto tanto non ci sarebbe comunque più nulla da fare, -inutile alzare le temperature, scuotere, aggiungere lievito o altre cose-);
  • ho messo su una batteria di 6 keg che (pagati complessivamente meno di 3 fermentatori inox nuovi) mi permettono di fare il doppio della birra.

Infine, UDITE, UDITE

“NON HO MAI AVUTO PROBLEMI”!

Se non sbaglio si dice così nei commenti per mettere fine ad una discussione.

Per una guida su come fare assemblare tutto vi allego questo link e se poi volete pure farvi lo spillatore vi allego quest’altro di Frank.

ps: il mio 23 litri troncoconico è sempre in vendita … se qualcuno lo vuole mi facesse sapere.

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