Ogni due mesi ci sono dei giorni in cui la mia passione birraia è tutta protesa ad attendere con ansia l’arrivo del nuovo numero di Fermento Birra.
Mi è successo solo una volta di non leggerlo per intero (era il numero sulle birre acide e relativi “flavours” argomento che non mi interessa); più di frequente lo finisco nel giro di una settimana, un paio di volte l’ho letto tutto d’un fiato (il numero sulle birre inglesi).
E’ capitata la stessa cosa anche con l’ultima uscita dedicata alle materie prime e in generale alla “filiera agricola” della birra.
Questa lettura ha però riaperto una brutta ferita nella mia memoria da homebrewer: quella volta che provai ad avviare un luppoleto tutt’altro che tarato per la produzione casalinga.

Correva l’anno 2017.
L’estate precedente ero stato in Toscana. San Quirico d’Orcia per la precisione. Alloggiavo a metà strada tra il birrificio San Quirico e Brasseria della Fonte.
Visitai chiaramente entrambi capitando -senza volerlo- nel giorno in cui il secondo aveva organizzato la raccolta del luppolo. In cambio di un aiuto, il disponibilissimo Samuele ti offriva un paio di pinte (pure tre data la calura del giorno). La giornata trascorse piacevolmente tra luppoli pungenti, passeggiate nella splendida location immersa nella val d’Orcia e cena in tap room con tanto di panzanella fatta, se non ricordo male, dalla nonna del birraio che condivise con noi “i segreti” della ricetta.
Ebbi all’epoca modo di parlare un pò con Samuele che oltre a raccontarmi la sua storia mi parlò del suo luppoleto lasciandomi in uno stato catarchico desideroso di dedicarmi non solo alla birra ma pure all’agricoltura.
Tornato a casa, non appena disponibili, ordinai subito 9 piantine di luppolo: 4 cascade 3 comet 1 mouthhood e 1 varietà tedesca (saphir se non ricordo male).
Sebbene i consigli presenti sulla brochure inviata dal rivenditore fossero già di per se sufficienti, approfondii un pò il tema “coltivazione” scaricando un pò di materiale dal web. Così, dopo aver letto abbastanza per non approcciare completamente al buio la nuova “scimmia” e dopo aver costruito idonei supporti, le piantine furono messe a dimora nel marzo del 2017.

Mounthood e saphir non impiegarono molto a morire al contrario del comet e del cascade che come prevedibile iniziarono a crescere, proprio come raccontano ai corsi base di homebrewing, di diversi cm al giorno.
Il primo anno naturalmente raccolsi una manciata di roba che riusciva a stare appena dentro il contenitore del bilancino elettronico per le pesate di luppoli.
2018
Il secondo anno andò meglio.
Tanto per iniziare tolsi quello che rimaneva del mounthood e del saphir e, gasato, misi a dimora altre 12 (DODICI) piantine di comet e cascade per totali 3 filari.
La raccolta fu sorprendente 2 kg di comet e 2.5 kg di cascade quasi tutti dalle piantine dell’anno precedente. Non avendo la più pallida idea della loro composizione in termini di alfa e beta acidi, li usai in hop stand in una APA. Non ricordo come andò, ma non avendo memoria di nulla di entusiasmante forse il risultato doveva essere qualcosa vicino ad un “niente di che”.

L’importante era che, al netto della non completa maturazione (si parla di almeno tre anni prima di avere un prodotto “ok”), di fatto le varietà comet e cascade si erano adattate bene al terreno e ciò lasciava ben sperare per l’anno successivo.
2019
La stagione che arrivò mi mandò infatti letteralmente in crisi: le piantine iniziarono ad andare completamente fuori controllo.
Raccolsi qualcosa come 5 kg di coni: quelli comet erano enormi (6/7 cm) i cascade ciccioni come non mai.

Consapevole che mai e poi mai avrei potuto utilizzarli tutti e seriamente deciso ad attrezzarmi per bene per l’anno successivo quando prevedibilmente avrei raccolto un botto, provai ad essiccarli e a congelarli….Fu un disastro, ma andava bene così, non mi interessava ancora usarli. Tutto sarebbe partito la stagione successiva.
2020
covid, zone rosse, lockdown tra marzo e giugno quando sarebbe ripartita la stagione sistemando il luppoleto, altre situazioni e tutto andò in caciara.
FINE DELLA STORIA TRISTE.
In conclusione
Resta un bel ricordo e un gran dispiacere per qualcosa che mio malgrado non è stato possibile portare a termine e che sarebbe potuto diventare molto interessante.
Certo è che la cosa aveva preso una deriva molto, molto impegnativa rispetto alla natura “hobbistica”.
Ero ben oltre le “due/tre piantine coltivate sul balcone o nel giardino di casa”.
A breve saranno nuovamente disponibili sui siti dei rivenditori on-line e perciò mi sento di dare un paio di consigli sulla base della mia esperienza a tutti quei naviganti che dovessero farsi tentare dalla voglia di aggiungere diverse unità dell’articolo al carrello.
- Quella pianta è un trattore, ma necessita di cure che difficilmente possono essere date nel tempo libero.
- Partite pure dai consigli dati dal rivenditore: sono ottimi per iniziare, ma leggere qualcosa in più di solito aiuta. Non dico di capire come misurare il ph al terreno, ma almeno qualcosa va letta, di solito non ha mai fatto male a nessuno.
- Attenzione ai parassiti: io utilizzavo un intruglio di acqua e aglio che funzionava davvero bene.
- Irrigazione: non deve essere eccessiva, ma costante: personalmente provvedevo una volta al giorno preferibilmente di buon mattino (andavo alle 5.00! per non rischiare di bruciarle)
- Se riuscite concimate prima e durante: letame (se potete procurarvelo!!!) sotto terra prima della messa a dimora e poi concime organico minerale come consigliato sugli opuscoli del rivenditore di piantine,
Sono queste solo alcune delle attività da fare quotidianamente da marzo ad agosto (cura del terreno esclusa) che a me al terzo anno (quando forse iniziavano ad essere “luppoli”) con solo una ventina di piante “giovani” tiravano via più tempo di quello che avessi, soprattutto perchè non erano nel giardino fuori casa.
Quindi pro memoria per tutti:
1 abbiate pazienza e state sereni! ci vorrà del tempo. Ne dovrete comprare ancora tanti di luppoli in pellet prima di usare i vostri!
2 mi raccomando… ricordatevi quando caricate il carrello che siamo homebrewers non agricoltori… è tutta un’altra cosa…

Ho fatto proprio da poco una wet hop di Cascade fornitomi da un luppoleto vicino a casa mia 🙂
🙂