involuzione di un impianto

Quello dell’impianto e del suo dimensionamento/settaggio ideali è stato per me come per molti altri HB un grosso problema. 

Ho letto molte volte discussioni sui forum sul dimensionamento, sui vantaggi/svantaggi dei tre tini rispetto agli all in one, su quale sia l’all in one migliore. 

Tutte discussioni che terminano sempre allo stesso modo: senza una risposta definitiva.

A mio avviso i motivi sono due 

1) ognuno alla fine ha imparato a gestire e a convivere sia con le proprie efficienze sia con i pro e i contro del proprio impianto riportando così nelle discussioni la propria esperienza personale che non è mai verità assoluta; 

2) le prime due domande che chi apre la discussione dovrebbe fare a se stesso sono: quanti soldi ho da spendere e di quanto spazio dispongo: 

hai soldi e spazio => tre tini 

hai soldi e non spazio => compra dal grainfather in su; 

senza soldi e senza spazio => compra la pentola cinese.

i dubbi sul dimensionamento sono superflui: 20l sono abbondantissimamente sufficienti. su questo non si discute.

Senza fare troppe domande in giro e soprattutto senza dare risposte agli altri, anche io ho impiegato tempo a trovare la quadra sulla questione.

Gas o elettrico?

Disponendo di un pò di spazio 7 anni fa circa non ebbi particolari problemi a piazzare da subito dentro casa l’impianto polsinelli easy 50 (60L a cotta). Non che avessi i soldi sia chiaro… è solo che nè sapevo dell’esistenza dei sistemi all in one (chissà pure se c’erano), nè possedevo manualità tale da riuscire a forare correttamente pentole o peggio ancora frigoriferi da viaggio.

Dopo circa due anni spesi a giocare al birrificio, insofferente ormai all’imbottigliamento di bancali di bottiglie, comprai la prima pentola all in one… quella “cinese” (conferma che soldi non ho!).

Bastarono però 3/4 cotte per capire che non eravamo fatti l’uno per l’altra: 60% di efficienza, pompa costantemente intasata, fondo caramellato, controller “allegro”.

Una certezza però l’avevo acquisita: mai e poi mai avrei rifatto 60L. 

Riusicii così a trovare sul mercatino: una pentola da 35l dotata di resistenza da 2.5kw (scambiata con la cinese), un’altra pentola standard e un controller per una resistenza (me lo vendette il biondo!).

Quest’ultimo fece il suo lavoro discretamente per diverso tempo, ma probabilmente colto da covid anche lui improvvisamente mi ha abbandonato.

Quando ormai ero rassegnato al ritorno al gas, incrociai su un forum un appassionato di elettronica e di homebrewing cui commissionai un nuovo controller per due resistenze dotato anche di sistema per la gestione della pompa di ricircolo. 

L’impianto era nuovamente pienamente operativo con controllo elettronico sia del mash che dello sparge.

Il passaggio all’isobarico

L’ultima riflessione è stata diretta conseguenza del passaggio all’isobarico e alla carbonazine forzata che offre la possibilità di ridurre notevolmente i tempi di produzione.

Ha davvero senso fare 23 litri per cotta? Non è forse meglio fare 2 cotte da 10/13?

Senza dubbio si, soprattutto se come ripeto spesso, a me piace più produrre che bere cosa che mi porta spesso e malvolentieri a lavandinare gli ultimi 4/5l infustati nei keg da 19. 

Oggi 

  • mi diverto con un impianto da 35l destinato a cotte da 13
  • Continuo a fare sparge su cotte con bassa og semplicemente perchè mi piace farlo ed anche se molte volte di fatto potrebbe non servire.
  • Ho aumentato notevolmente il “tasso di utilizzo dell’attrezzatura” che era poi quello che in realtà volevo.

Tornando alla questione iniziale personalmente ho impiegato 7 anni a trovare l’equilibrio. però la cosa più tragica in tutto questo viaggio è che al pari di molti altri HB ho impiegato un pò di tempo a capire che prima di avere un impianto da far invidia ad un brewpub forse sarebbe stato il caso di pensare ad un buon sistema per il controllo delle temperatura (chi dice di averlo capito subito mente sicuramente).

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