Speranze e sogni di un homebrewer

Buoni propositi stagione 23-24

Siamo a settembre e come da tradizione si riaccendono i pentoloni.

Non che siano stati mai spenti in realtà, ma questo è tradizionalmente il mese in cui, dopo aver deciso di ricominciare la dieta, iniziamo a pensare a come pianificare le cotte, a valutare eventuali upgrade degli impianti e normalmente far partire il primo ordine “base” quello con i sacchi da 25kg di pale e/o pils.

Di buoni propositi anche per la stagione brassicola che si avvia ce ne sono.

Partiamo con ordine.

Innanzitutto questo blog.

Volevo partire, ho comprato lo spazio, ho visto qualche tutorial, ho premuto qualche tasto in sequenza e sono riuscito a mettere insieme qualcosa su questo primo “tema” (pare dovrebbe chiamarsi così!)… ci provo! e proverò soprattutto a tenerlo aggiornato.

Cosa brassare

  • Belgio: Blanche e grisette
  • Basse fermentazioni
  • Mild.

Per la blance e per la mild partirò da due ricette già in fase di sviluppo per le quali credo possano bastare lievi miglioramenti al grist per ottenere l’equilibrio che cerco e la quadra rispetto ai consigli ricevuti dai tavoli dei concorsi homebrewing.

La grisette (senza stress, però) è al contrario tutta da costruire. L’avrò bevuta solo un paio di volte (difficile trovarne in giro) e le due cotte già provate non sono mai andate ai tavoli e sono quindi prive di giudizi strutturati.

Discorso a parte per le basse fermentazioni. Qui la faccenda è un po’ più complicata, ma almeno due certezze le ho. La prima è che si parte da zero; la seconda è il novalager che, usato la scorsa stagione in collaborazione con un amico hb, è risultato poco complicato da gestire… un po’ un us05 per le basse. L’approccio sarà il solito: ricette base per iniziare, birre ai concorsi, e modifiche successive.

Per la prima cotta ho pensato ad una pilsner smash con malto pils e saaz più che altro per avere conferme lato fermentazione col novalager… poi vedremo.

Attrezzatura

Da quando sono passato ai 13l-15l/cotta ho messo da parte i miei bei troncoconici da 23l ripiegando sui cari vecchi secchi da 15. Ora però andrebbe capito se:

  • comprare 2 nuovi fermentatori in acciaio da 13l (ne sono passati due sul mercatino qualche mese fa ma non ho fatto in tempo);
  • con gli stessi denari prendere 6 keg rigenerati da 9 litri muniti del famoso galleggiante e fermentare in pressione.

I primi sono costosi almeno quanto fighi nelle foto e, permettendo di lasciare il litraggio della cotta intorno ai 13 litri iniziali nel fermentatore, mi garantirebbero una discreta libertà e serenità nella gestione delle perdite finali; i secondi al contrario pur essendo più economici (relativamente) mi costringerebbero a ridurre le cotte a circa 10 litri (di fatto a fare il biab viste le dimensioni dell’impianto) o -a litraggio invariato- a perdere molto già in fase di trasferimento del mosto.

Di fatto la soluzione del keg col galleggiante non mi ha mai entusiasmato per due motivi:

1) devo montare il galleggiante e non mi va di combattere con tubi che rischiano improvvisamente di non pescare più etc…

2) agganciare alla spina o imbottigliare la birra che sta sulla fondazza onestamente non mi entusiasma, tanto meno dover fare un travaso in pressione.

Per ora quindi il nuovo fermentatore è in vantaggio.

Corso di degustazione

Questo mi manca e credo di averne proprio bisogno. L’ultimo a cui partecipai risale a diversi anni fa quando ancora non conoscevo la differenza tra esteri e fenoli, tra diacetile e acetaldeide.

Da allora, seguendo un approccio “al rovescio, ho preferito dedicarmi principalmente ai difetti studiandoli sia da un punto di vista “sensoriale” (veramente interessanti i kit reperibili on-line) sia da quello “chimico” (quali sono le cause e quando si formano nel processo produttivo) ”. Del resto a mio avviso una birra senza difetti e con pochi pregi è senza dubbio migliore di una tutta difettata che non riesci a correggere.

Ora però credo sia necessario fare il passo avanti. Da questo punto di vista il periodaccio passato qualche anno fa ha insegnato molto, anche (per fortuna) ad organizzare corsi on line cosa che rende questa materia, prima riservata ai pochi fortunati frequentatori di locali “avanti” in centri abitati di medie dimensioni, fruibile anche a quelli che vivono in centri dove in pizzeria servono solo peroni e becks!

L’aspettativa è semplice: spero che il corso riesca a trasmettermi come “capire, come leggere” meglio il bjcp. Distinguere le varie sfaccettature di agrumato (pompelmo o arancia?) o quale spezia sia (pepe nero o pepe rosa?) -talenti questi che se non possiedi devi smettere almeno di fumare- forse è troppo o forse è abilità che si acquisirà con l’esperienza. La vera sfida sarà riuscire a capire come, dove e quanto cercare quelle cose in un bicchiere.

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