La programmazione delle cotte non è mai stata il mio forte.
Sebbene abbia da un pezzo preso l’abitudine di stilare un calendario delle produzioni sulla base del quale programmare gli ordini, puntualmente la tabella di marcia finisce stravolta da un concorso nuovo, da un post letto o semplicemente dall’improvvisa curiosità di provare uno stile mai brassato prima. Tutto questo caos da un lato è un piacere ai fini del divertimento, dall’altro è il male assoluto quando dopo un pò apri l’inventario (o più semplicemente il frigo) e trovi roba che non ricordi nemmeno più per cosa l’avevi comprata. A farne le spese sono normalmente i luppoli e i malti speciali che nelle confezioni rispettivamente da 100gr (quando non trovi quella da 30) o da 1 kg sono i nemici giurati di chi fa cotte da 13/15L.
Mentre scrivo questo pezzo ad esempio ho 115 gr di fuggle, 50 gr di admiral che ormai uso per amaricare qualsiasi cosa pur di finirlo, 100 gr di cascade (di cui 70 in coni residui da un ordine errato), varietà diverse di crystal, due confezioni quasi intere di brown e choccolate (volevo preparare una bitter e una mild, ma mi sono scaduti in frigo 100 gr di lievito in crema) e pure un kg carapils.
Volevo partecipare al Pastorianus per avere dei feedback strutturati sulle mie prime basse e sull’utilizzo del novalager (3 confezioni ora in frigo), ma purtroppo non ho fatto in tempo ad iscrivermi e così con lo slot libero sul calendario cotte e con la dispensa piena di materie prime posso provare qualcosa di nuovo.
Non ho voglia di un’altra porter “svuota-dispensa” (basta per un pò), piuttosto preferisco provare due novità: La bitter con l’us 05 e la cream ale. La prima desidero provarla da tempo per cercare l’alternativa “easy” ai lieviti inglesi; la seconda l’ho sempre rimandata sia perchè dimentico sempre di ordinare i fiocchi(!) sia perchè non ho mai pensato di mandarla a qualche concorso.
Testa la Bitter; croce la Cream Ale.
Croce: andiamo di CREAM ALE!

Lo stile
Comunemente associata “all’americano che taglia l’erba sul prato” si presenta come una birra molto chiara con carbonazione generosa, amaro basso, forte secchezza e un corpo medio. Una produzione semplice che nella sua banalità nasconde l’insidia maggiore nel riuscire ad equilibrare la parte maltata e quella luppolata in modo che nessuna delle due prevalga sull’altra. Per questa cotta seguirò l’approccio alla cieca (quello di chi brassa senza aver mai provato), ma non dovendo partire per alcun concorso a questo giro può andare bene. Non contribuirà molto a svuotare la dispensa, ma brassare qualcosa di nuovo non dispiace mai e poi la sorte ha voluto così. L’alternativa in realtà sarebbe dovuta essere una blond ale (stessa puntata di mashout!), ma la “troppa affinità” con i parametri della golden ale, stile a me più familiare, confesso mi avrebbero messo in difficoltà nell’apprezzarne le reali differenze.
Ricetta
| pale 47% |
| pils 47% |
| fiocchi di mais 6% |
| cascade 15 ibu 60′ cascade 3 ibu 10′ |
| ammostamento 64° per 60′ |
| lievito us 05 da 16° a 18° |
Sul grist di malti sarebbe da preferire il solo pils come base, ma avevo l’ultimo kg di pale ale da smaltire. Guadagnerò un pò di biscottato in più, ma non sarà un disastro. Del resto guardando le ricette su qualche sito americano mi sembra cosa abbastanza usuale andare anche al 100% pale. I fiocchi di mais andranno in pentola al 6% in quantità poco più che simbolica inserita più per “rispetto della tradizione” che per altro. Sui testi di homebrewing non si fa mai accenno al contributo che danno dal punto di vista “organolettico”, ma piuttosto solo riferimento alle sue capacità di alleggerire il corpo. Una percentuale così bassa dubito snellirà di fatto qualcosa e dubito altresì che fornirà il “corn like aroma” di cui parla il bjcp, Però sai che schiuma!!! Non avendone come al solito, ho utilizzato i kellogg’s!
Sul luppolo le versioni moderne replicano le luppolature delle pils europee. Le versioni originarie utilizzavano però luppoli autoctoni americani. Del cascade potrà andare bene: il bjcp non fa riferimento ad alcuna varietà specifica sebbene richiami i floreali, speziati ed erbacei siano indicati come i più comuni. Anche qui comunque avevo del luppolo da smaltire e nulla di continentale disponibile.
Lievito neutro come richiesto dallo stile con un pich un pò più abbondante del necessario (1,5 bustine x 13 litri) per compensare la bassa temperatura d’esercizio.
Cotta e fermentazione
Andate senza particolari problemi. Efficienza pre boil centrata in pieno e usuali scarti accettabili dei valori in fermentatore. Lievito inoculato a 16, portato a 18 in due giorni, lasciato tutto a riposo per una decina, cold crash di due settimane e poi carbonazione per raggiungere 2.7 volumi di co2 (metà tra quelle consigliate da brewfather per lo stile). Og 1044 fg 1012.

Assaggio

Birra brassata per essere bevuta e basta quindi nessun concorso e nessuna valutazione “certificata” da giudici di professione. Per il giudizio toccherà quindi fidarvi del mio.
Aroma: bel cereale e un pizzico di miele al naso, gli aromi del luppolo devi impegnarti per trovarli. Si avverte un filo di erbaceo. Nessun difetto olfattivo presente.
Aspetto: dorato chiaro, molto limpida (più di quanto mostri la foto), schiuma abbondante a grana piccola con una buona persistenza sostenuta dalle bollicine (la spilatura direttamente dal keg aiuta ulteriormente).
Gusto: ingresso dolce, amaro molto basso che accompagna il ritorno del cereale. No astringenza nè calore alcoolico (del resto sarebbe stato difficile averlo con queste temperature d’esercizio).
Sensazoni boccali: corpo direi medio basso con carbonazione alta che “agevola” la bevuta donando sensazione di secchezza e compensando probabilmente quel paio di punti in più che avrebbe meritato l’attenuazione.
Giudizio complessivo: leggendo il bjcp direi che manca un pò il contributo del luppolo in aroma. Nel complesso però un birra davvero molto piacevole e facile da bere. Di quelle che mandi giù dirette senza pietà perchè non avendo nulla di particolarmente complesso da annusare non perdi tempo col naso nel bicchiere.
Probabilmente ad un concorso non sarebbe andata malissimo, sebbene non credo avrebbe retto il confronto con una rivale più “strutturata” (fatta bene naturalmente). Per solo gusto personale, se mai dovessi rifarla per consumo, varierei al ribasso solo la carbonazione che in un birra poco complessa come questa entra a mio avviso troppo prepotentemente in bocca.
Il giudizio migliore sulla birra però è stato dato dagli amici a cena. Dal fusto di 9 litri ne ho tolti 3 per qualche bottiglia. La sera stessa con gente a cena ho attaccato i restanti 6 alla spina finendoli nel giro di qualche ora. Tutti a casa propria felici, contenti e dignitosamente brilli (cit).
Cheers!
