Quando ridussi il litraggio dei batch passando contemporaneamente alle fermentazioni in keg, presi subito coscienza del fatto che né fermentare nei fusti nè trasferire in assenza di ossigeno sarebbe stato poi tutto sto dramma. Pensai perciò subito di comprare altri due keg, uno da 10 e uno da 6, per concedermi qualche cotta di dimensioni ancora minori e soprattutto per provare ad esplorare quegli stili che mai avevo realizzato.
La prima cotta che feci a batch ridotto (10 litri in fermentatore e 6 finali) è stata una IRISH RED ALE.

Si tratta di uno stile che avevo in mente da tempo, un po’ per la passione per la tradizione brassicola anglosassone, un po’ perché curioso di provare a percepire le differenze con una bitter, ove mai ce ne fossero di così evidenti.
Il passo iniziale è stato chiaramente cercare esempi di stile per aggiornare il database sensoriale dato che è passato parecchio tempo dall’ultima (e unica!) pinta trovata in giro.
Sui siti online trovai un paio di disponibilità, ma già il fatto che fossero “in offerta” deponeva male (pensavo a produzioni non freschissime). Tra l’altro su una delle due schede di presentazione il gusto era descritto come “prevalentemente amaro”. Sarà stato sicuramente un errore, un refuso, ma tanto bastò a far vincere la mia diffidenza facendomi desistere dall’acquisto.
Passai così al piano B: la ricerca di esempi commerciali sugli scaffali della GDO (nel frattempo altri ordini effettuati direttamente sugli e-commerce di alcuni birrifici avevano pure riempito il frigo). Nulla però… Oltre alle ormai usuali ipa, alle altrettanto generiche “birre rosse artigianali”, alle pilsner con nome di donna (4 lettere) e alle blanche col disegno dello gnomo non trovai niente.
Pazienza come già fatto per la cream ale decisi di andare in libera interpretazione.
Studio dello stile.
Leggendo un po’ qua e là (brewing bad e fermento birra in primis), la prima cosa chiara era che non fosse affatto facile quadrare una ricetta. Il grist “base” di fatto è quello quello di una best bitter. Posto ciò, come ha scritto Frank, il “fattore chiave” in una IRISH RED ALE non può che essere rappresentato dato alla luppolatura (e di conseguenza al giusto rapporto BU/GU): un po’ di più e sei subito fuori stile, un po’ meno e ti bevi un dolcione.
Di tutte queste letture mi rimaneva un concetto molto semplice: provare a realizzare una birra meno amara della bitter, con profilo neutro dato dal lievito e meno caratterizzata dal malto.
Quello che appariva ancora più chiaro era, detta brutale, che sarebbe dovuta essere una birra “da sessione” quindi qualcosa da bere facilmente con “appena” il gusto il gusto di qualcosa (Epic Fight #11 docet).
Ricetta
Grist semplice con pale ale, crystal 150 e un pizzico di roasted per portare il tutto ad un rosso vivo.
Sono partito dal grist base delle mie bitter provando a smorzare un filo il contributo del malto sostituendo il tanto amato golden promise con il più classico pale ed eliminando il vienna (ho imparato che ci vuole un attimo a fare un dolcione con lui). Ho sostituito poi il choccolate con un pizzico di roasted sperando che oltre al colore avesse apportato il “light taste of roasted grain” di cui parla il bjcp.
Per la luppolatura mi sono affidato all’ Admiral ed al fuggle. Entrambi chiaramente in glesi: il primo in amaro semplicemente perchè ce l’avevo ed era carico di AA (ne avrei usato di meno limitando le perdite), il secondo a 15 min finalizzato a dare il “low earthy aroma optional”. Ad ogni modo mi sono settato al limite basso delle IBU perché come scritto prima lo scopo è provare a sentire le differenze con una bitter.
Lievito facile. Us 05 senza ombre di dubbio, anche se prima o poi dovrò decidermi a provare il bry97 di lallemand.
| pale ale | 92% |
| crystal 150 | 7% |
| roasted | 1% |
| admiral 12% a 60′ | 19 ibu |
| fuggle 0.5gr/l 15 min | 2.5 ibu |
| mash 68° 1h | |
| lievito us 05 | da 16 a 18 in 3 gg +15 gg di pausa a 18 poi cold crash |
| bu/gu 0.5 |
Cotta
Come dicevo all’inizio prima cotta mini:. 10 litri in fermentatore chiaramente in biap.
Ho avuto qualche punto in meno di efficienza, ma come dico sempre se l’avessi fatta 3 tini classico con sparge nemmeno mi sarei preoccupato di questa lieve differenza.
Assaggio

L’aspetto è senza ombra di dubbio quello che mi sarei aspettato. La combinazione crystal e quel filo di roasted hanno fatto bene il loro dovere e nel bicchiere la birra si presenta di un bel colore “rosso” come il nome vuole che sia. La schiuma è persistente a bolle direi assolutamente fini. Molto pulita, più limpida di quanto appare in foto.
Bella sicuramente a vedersi.
Aroma. quel mezzo grammo litro di fuggle messo a 15 si sente con difficoltà, ma essendo l’heart aroma “optional” direi che può andare. Si sentono invece le note caramellate. Nessun off flavour. Il lievito ha lavorato “pulito”.
Il gusto ripercorre l’aroma. Caramello in primo piano con un filo di tostato nelle retrovie. L’amaro non fa da controaltare come ti aspetteresti un una bitter quindi direi di aver centrato bene quanto richiesto dallo stile. Forse da sistemare il corpo un pò troppo “rotondo”(magari la prossima volta qualche grado in meno in mash potrà rendere più snella la bevuta) e la carbonazione un filo alta rispetto al “moderate” richiesto dal disciplinare (ne è un indizio la schiuma persiste anche durante la bevuta). Nessuna astringenza e nessun calore alcolico percepito.
Nel complesso un buon primo tentativo, una birra che probabilmente sarebbe uscita da un concorso con un 34-36 per via di quelle sfumature al gusto. I 6 litri nel fustino sono però finiti molto, molto presto.
Il nome della birra è chiaro riferimento ad un wrestler di origini irlandesi che anni fa tanto piaceva ai miei bimbi!
