Piccoli suggerimenti per chi dovesse decidere di partecipare ad un contest birraio
Chi si dedica all’homebrewing, chi vive un hobby “pienamente” è un eroe: tempo, attenzioni, dedizione costante e soldi spesi fanno di un semplice passatempo qualcosa di cui a volte ci si rende conto di non poter fare a meno!
E quando ci si dedica a qualcosa è bello misurarne i risultati: chi corre lo fa con gli orologi da polso che misurano i tempi al chilometro, chi produce birra, invece, sceglie di partecipare ad un contest.
Qualunque sia il tuo hobby necessita quindi di un minimo di preparazione perché altrimenti tutto si riduce ad uno sperpero inutile di tempo.
Nell’homebrewing, la preparazione ad un contest è un pò come nel running l’allenamento propedeutico alla partecipazione ad una gara podistica. Serve programmazione.
In questo articolo, pertanto, ho pensato di ripercorrere tutto quando andrebbe fatto prima di far partire una spedizione sulla base dell’esperienza che mi sono fatto negli ultimi anni di partecipazione compulsiva ai concorsi.
Procediamo per gradi
Punto uno: comprensione dello stile.
Ai contest si partecipa o perchè si è forti (o lo si crede di essere 🙂 ) con certi stili o perchè (più umilmente) si vuole capire dove si è arrivati con una ricetta.
Nell’uno o nell’altro caso una cosa è fondamentale. Aver capito quello che si vuole preparare. Copiare una ricetta così com’è riportata su brewfather o da qualsiasi altra parte e non è mai sufficiente. Bisogna aver passato un pò di tempo tenendo con una mano il bicchiere con dento l'”esempio di stile” e con l’altra il bjcp. Se da un lato espressioni come “colore dorato”, “velatura assente”, “bolle fini” sono facilmente verificabili, dall’altro “amaro medio/alto”, “corpo medio”, “aromi lievi” potrebbero essere troppo generici e necessitano perciò “settaggi continui” per fissare il percepito dei nostri sensi. Tutti, nessuno escluso: vista, gusto, olfatto, tatto e sicuramente anche udito, perchè anche quando stappi una bottiglia puoi farti già un’idea dell’adeguatezza del livello di carbonazione.
Spesso leggo sui forum post del tipo “Ho messo giù questa ricetta per preparare una XXXXXX… che ne pensate?”.
Ma che ne possiamo pensare??? lo devi sapere tu quello che vuoi fare! Uno stile può avere mille sfumature molte delle quali influenzate da gusti personali. Qual’è il tuo? Qual’è l’idea che ti sei fatto dello stile? Gli ingredienti che hai usato vanno in quella direzione????

Non resta perciò che partire facendo un pò di ordini sui siti on line per regolare i nostri minimi prima ancora di procedere, come fanno quelli bravi, ripetendo più e più volte la stessa cotta.
Punto due: scelta del contest.
Devo dire che negli ultimi tempi l’organizzazione è notevolmente migliorata. Probabilmente prima si pagava un pò di inesperienza generale e/o di improvvisazione; oggi invece quasi tutti i concorsi sono in mano a gente collaudata da cui non puoi che aspettarti disponibilità, qualità delle giurie, precisione nell’organizzazione, feedback puntuali. Altra cosa che a mio avviso è notevolmente migliorata è senza ombra di dubbio da ricercare nelle tempistiche. In passato i concorsi te li trovavi pubblicizzati all’improvviso sui forum un mese prima dell’evento. Di conseguenza se era a stile libero riuscivi a partecipare con quello che avevi in preparazione, ma se era a stile “obbligato” potevi dover saltare.
Oggi al contrario gli annunci vengono fatti con largo anticipo e hai tutto il tempo di organizzare il necessario per la partecipazione. Il tempo per prepararsi è dunque fondamentale.
Altro punto da valutare è la formula del contest: one shot- mini campionati / numero chiuso o senza limiti.
Se fino a qualche tempo fa l’evento singolo era quello predominante, oggi stanno prendendo sempre più piede i “mini-campionati” itineranti: BrewEr, Brewars o Trinacria quelli principali. Perfetta la formula: tappe distribuite su più mesi e tutto il tempo per decidere se partecipare a tutte o solo ad alcune. Un plauso a quei supereroi che li organizzano!
Il fatto che poi le singole tappe siano dedicate a stili ben precisi o a “stili omogenei” rende ancor più equa la competizione, ma soprattutto uniformi i giudizi: una golden ale ben fatta non potrà mai competere con una belga ben fatta!
Quanto al numero di birre ammesse devo dire che preferisco i contest limitati. Quando iniziò la “moda” del numero chiuso di partecipanti un pò storsi il naso. Col tempo però credo sia stata una vera e propria manna dal cielo. Ve le immaginate le papille gustative dei giudici dopo aver superato il primo tavolo con 5/6 birre? E poi diciamocela tutta: per organizzare un contest con numenro illimitato di birre serve un’organizazzione precisa come un orologio svizzero. Una volta ad un concorso iscrissi due birre e ne mandai una: quella non spedita me la ritrovai in classifica, quella spedita con difetto “uovo marcio”. Peccato la stessa birra settimana dopo arrivò quarta ad un concorso.
Punto tre: scelta del giorno della cotta.
Individuato il concorso bisogna poi organizzarsi con la giornata di produzione. Personalmente procedo a ritroso. Partendo dal giorno dell’evento calcolo: una settimana per la consegna, una per la carbonazione forzata, 2/3 per il cold crash, 3 per la fermentazione. Quella che esce sarà la data per la cotta. Se poi abbiamo da produrre una birra complessa allora è il caso di considerare anche diverse settimane di maturazione per permettere al tempo di smusare/arrotondare i sapori. Quante settimane sarà l’esperienza a suggerirvelo e per questo vi rimando al punto uno quando dicevo provare più e più volte la stessa produzione. Personalmente non faccio birre complesse. Al massimo per le birre scure (porter e mild) mi prendo 3 settimane di “maturazione” perchè ho notato che quando le mando “fresche” mi tornano dai concorsi sempre con quel non meglio identificato sentore di “salamoia”… mah…

Punto Quattro: Scelta degli ingredienti e ordine.
Sempre andando a ritroso va fatto l’ordine. E qui c’è forse il punto più delicato.
Sperando che tutto sia disponibile sul sito dello stesso rivenditore, il presupposto per fare un ordine corretto è avere ben chiara una cosa: il proprio magazzino.
Quante volte ci è capitato di arrivare al giorno della cotta e non trovare qualcosa o non trovarla in forma perfetta?
Ora finchè parliamo di malti e a meno che non ti manchi quello scuro quando devi fate una stout, in qualche modo ci si arrangia: smezzi il pils col maris otter o ti giochi qualche ebc con un crystal più o meno carico e passa la paura. Anche sulla conservazione dei grani non dovremmo mai avere particolari problemi: un homebrewer medio ha una discreta rotazione dei malti base e per quanto mi riguarda quelle poche volte che ho usato qualche grano un pò più datato nè ho riscontrato particolari perdite di efficienza nè aromi sgradevoli, nè difetti eclatanti. I malti scuri invece potrebbero creare problemi: venduti nelle classiche da 1kg nei batch medi da 20l potrebbe non servirne più di qualche decina di grammi. Io cerco di conservarli sottovuoto e comunque non sono mai andato oltre scadenza. Lucio di Homebrewing diary in questo video ha raccontato di recente la sua esperienza con un roasted scaduto da un bel pezzo.

Un pò più critici sono invece lieviti e luppoli.
Quanto ai primi inutile ribadire la necessità di valutare bene le scadenze dei liquidi e delle creme ordinando tempo per tempo i prodotti e calcolando in anticipo le quantità che saranno necessarie ai fini del pitch. Se però i liquidi sono abbastanza aggiornati in fatto di scadenze, con le creme non accade lo stesso: una volta mi sono arrivati con 15 gg di vita residua. I secchi per me restano sempre una garanzia e, non mi stancherò mai di ripeterlo, oggi più che mai sono diventati una validissima alternativa sulla stragrande maggioranza degli stili (qui la mia esperienza). Perciò se decideste di insistere coi primi due tipi fate attenzione al fine di non avere sorprese.
Discorso analogo per i luppoli. Qui, però, le cose da valutare sarebbero in realtà due:
- la data del raccolto;
- gli alfa acidi.
Ho cotto tutto il 24 con il raccolto 23 e pure il primo ordine fatto nel 25 mi è tornato con raccolto 23 (SIGH!). Sarà perchè si cuoce di meno, sarà perchè (comprensibilmente) lasciano i prodotti più freschi ai birrifici che ordinano “kilate” di prodotto per volta, sta di fatto che ho l’impressione di vedere noi poveri homebrewers destinatari delle sole le giacenze di magazzino… Le ultime due birre fatte e mandate ai contest (rispettivamente la california common al Lost & Fond ed una bitter a Brewer), sono tornate massacrate proprio per assenza di tutto ciò che il luppolo avrebbe dovuto apportare. Le confezioni da 30gr aiutano un pò, peccato che si trovino solo per i luppoli più comuni e che le venda solo uno.
Lato alfa acidi vi condivido altro errore che mi è capitato di compiere in passato. Non tutti i luppoli hanno lo stesso livello di AA. Al momento ad esempio ho in frigo una rimanenza da buttare di northen brewer con 6.5 A.A raccolto 22(!) ed uno con 7.5 A.A. raccolto 23, ma mi sono capitati anche cascade con 4% A.A. o 6% a.a. stesso anno). Capita questa cosa quando gli ordini provengono da rivenditori diversi che utilizzano evidentemente differenti fornitori.

Ora quando prepariamo una ricetta lo facciamo utilizzando un determinato luppolo, normalmente quello “standard” presente sull’applicazione utilizzata che ha con un livello altrettanto “standard” di A.A. Non è detto che tale valore sia quello reale del lotto che stiamo utilizzando. La conseguenza è che in base a tale numero vengono calcolate le IBU, ma soprattutto il rapporto BU/GU. Un paio di punti di A.A. di differenza tra il valore settato e quello reale e ciaone all’equilibrio.
Occhio quindi!
Conclusione
A questo punto la birra può partire, ma prima di chiudere un ultimo suggerimento pro futuro: annotate tutto quanto succede durante la cotta: valori, tempi, correzioni etc. Può tornare utile per le prossime produzioni. Un homebrewer è bravo quando riesce a replicare le proprie produzioni; altrimenti sono solo botte di fortuna!
