Basta un attimo per bruciarsi

Settimana scorsa su Cronache di birra è uscito un interessante articolo riguardante l’approccio alla birra delle nuove generazioni e che, come era facile aspettarsi, ha tirato su un bel po’ di commenti.

Stacco pertanto un po’ dai racconti ambientati nel mio piccolo laboratorio per parlare di un aneddoto personale (sempre a tema alcolico però!) che mi è capitato qualche tempo fa.

Avevo buttato giù da un pezzo queste righe, ma poi non le avevo mai pubblicate preferendo ad esse i racconti tra le pentole. Il pezzo di cui si parlava all’inizio, però, me le fa tornare attuali, ragion per cui penso possano essere finalmente pubblicate riguardando di fatto errori di comunicazione e/o di approcci di un settore che si veste a volte di superbia dimenticando che in fondo stiamo parlando null’altro che di una bevanda da bere in compagnia in modo molto, molto rilassato.

I fatti

Qualche mese incontro per puro caso un amico che da circa 15 anni organizza in un piccolo borgo vicino casa mia una manifestazione a tema birra.

L’evento si tiene ad agosto, dura cinque giorni, ed ormai utilizza una formula ben collaudata che coniuga gastronomia locale, birra artigianale e musica dal vivo con ospiti spesso di ottimo livello, altre volte al limite (personale 🙂 ) del buon gusto, ma ben comprendo come serva anche questo agli organizzatori per attrarre gente!

Sia chiaro, non è un evento “di settore”.

Benché si chiami come tante altre “festa della birra” è null’altro che la “solita sagra” in cui la birra artigianale è di fatto presente solo come conseguenza della collaborazione “storica” tra la pro loco locale ed un birrificio della zona che oltre a portare fusti e colonne per la spillatura sistema anche l’area per le consumazioni.

Un anno (avevo all’epoca avevo ancora la pentola all-in-one) organizzammo anche un simpatico laboratorio con una cotta pubblica (puramente dimostrativa tanto è vero che venne buttato tutto alla fine della giornata!).

Fino al 2022 è stato protagonista un determinato produttore; lo scorso anno invece le spine hanno ospitato le etichette di una nuova realtà.

Chiaramente, approfittando di quell’incontro casuale, non ho potuto far altro che chiedere all’amico di spoilerarmi quale sarebbe stato il birrificio protagonista per la prossima edizione.

La risposta è stata molto vaga, del tipo “stiamo facendo delle considerazioni” cosa che mi ha lasciato alquanto amareggiato perché a mio avviso era un modo cortese per dirmi “a sto giro berrai probabilmente lageroni”.

La motivazione (in sintesi) è la seguente:

“lo scorso anno le birre non hanno incontrato il gradimento della gente… qualcuno si è “ADDIRITTURA” lamentato di non riuscire a berne più di una con la conseguenza che ne abbiamo vendute meno”…

Ora non sono un esperto, né un organizzatore di eventi navigato, né tanto meno il marketing manager di un birrificio, però non ho potuto fare a meno di riportare all’amico quelle che erano state le mie impressioni sulla manifestazione dello scorso anno.

Fino al 2022 il precedente birrificio aveva portato sempre le stesse 3 referenze: una “tipo kolsch”, una Helles e una Marzen.

Per dirla con parole semplici, PIÙ FAMILIARI AL PUBBLICO DI NON FONDAMENTALISTI COME NOI, “due bionde classiche” e una “rossa”.

In altre parole ancora, tre birre il cui gusto

  • Per due era molto affine a quello del “bevitore medio di lageroni industriali” che avrebbe (forse) potuto anche cogliere una maggiore piacevolezza rispetto alla solita bevuta;
  • Per una più vicina a quello di chi (sempre col palato industriale) davanti al bancone avrebbe fatto il “figo” chiedendo una “ROSSA DOPPIO MALTO” (perdonate la banalizzazione su quest’ultimo punto ma è così).

Tutto molto, molto semplice… ed efficace!

Lo scorso anno al contrario il nuovo birrificio si presenta con le seguenti referenze:

  • una pils da 5.8°;
  • una saison da 6.5°;
  • una belgian ale da 7°.

A-MI-CO mioooo… ma dove vai?!?!?!

Tanto difficile, o caro commerciale del birrificio, capire che non stai andando al Beer Attraction o ad Eurhop?

Siamo ad un evento che, come detto, è null’altro che una sagra, dove la gente vuole trascorrere una serata in scioltezza mangiando pappardelle, carni alla brace, panini ripieni di zozzerie e/o al massimo una pizza. Il tutto mentre con un orecchio ascolta musica e con l’altra sente ciò che gli amici al tavolo hanno da raccontare. 

In un contesto del genere, una belga stende l’avventore dopo tre sorsi costringendolo a tornare a casa accompagnato dai genitori per poi non ripresentarsi più; una saison, (“molto rustica” tra l’altro, benchè buona per me!), non puoi spillarla senza spiegare bene cosa stai servendo.

La cosa ancor più grave era poi che alle spine non erano presenti addetti del birrificio, ma i ragazzetti dell’organizzazione che la prima serata -sono sicuro- hanno anche attaccato male i fusti. Ho chiesto infatti la pils e ho ricevuto la saison (con tutti i miei limiti da degustatore a distinguerle ci arrivo pure io), ho ri-chiesto la pils pregando di non sbagliare e mi hanno ri-dato convinti la saison. Entrambe senza schiuma naturalmente, nel più classico dei “costumi da bar dello sport”. 

Ora se scambi la pils con la kolsch un bevitore di lageroni potrebbe non notarlo, ma se scambi una pils con una saison l’impatto (organolettico in negativo) rischi di farlo sentire (sempre soprattutto al “bevitore medio”).

Ho riportato dunque anche le mie rimostranze all’organizzatore, dando le mie umili osservazioni che “motivate” spiegavano la bontà delle sue “riflessioni”.

Tra l’altro per questi motivi io stesso rispetto alle precedenti coperture di 4 giorni su 5 ho passato alla festa solo 2 serate.

Come la vedo?

Primo punto. Il birrificio per fare lo sborone ha perso un’occasione per spostare verso di sé una buona platea di consumatori “nuovi” a lui vicini anche fisicamente. Forse sarebbe stato meglio stuzzicarli con “esche” più facili da bere piuttosto che lasciargli nel database sensoriale il ricordo di una birra che ti porta il “mal di testa”. Continuerà così come se nulla fosse a proporre nel suo locale abbinamenti specifici di birre con piatti gourmet rivolti al solito target ristretto più sofisticato e magari più abbiente.

Secondo punto: la festa quest’anno potrebbe davvero perdere attrattività visto che “all’ultimo giro aveva birra pessima”;

Terzo punto: LA BIRRA ARTIGIANALE FA SCHIFO.

Peccato … si è persa un’altra occasione, col più classico degli errori di valutazione o nel più probabile delirio di onnipotenza del birraio. C’è chi continua a comunicare male, a comunicare “a modo suo”, o a “imporre gusti particolari”… e chi invece, dall’altro lato della barricata, gongola.

Amen

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