Si è vero… Frank me l’aveva detto il giorno in cui gli scrissi che mi avrebbe fatto piacere iniziare a raccontare le mie esperienze brassicole in un blog.

“Bene, bella notizia, vai! Ma sappi che curare un blog non è cosa facile: servono impegno e tanta dedizione per tenerlo costantemente aggiornato e renderlo interessante”.

Tutto vero, peccato però che all’elenco degli ingredienti mancava una cosa: il tempo.

Ed infatti tutto è filato liscio fino grossomodo a settembre dello scorso anno quando nuovi impegni di lavoro e nuove esigenze familiari (ahimè ai miei figli adolescenti piace il calcio, non ancora la birra!) hanno ridotto considerevolmente sia la voglia di stare davanti al pc più del tempo necessario passato a lavorarci sia il tempo (appunto) a disposizione per scrivere tutto quello che mi passa per la testa.

Inevitabilmente ho perso colpi e se prima riuscivo a pubblicare costantemente, oggi faccio un po’ più di fatica a mettere insieme un testo prima di pubblicarlo.

Inevitabilmente la cosa si è riversata anche sulle produzioni: il sabato mattina continuo a non privarmi dei pentoloni, ma di riflettere su come metter su una nuova cotta in vista di un nuovo concorso non ho oggettivamente più tanta forza.

In questa situazione qualche errore mi è inevitabilmente capitato anche durante qualche cotta.

Tra gli stili che stavo provando a perfezionare ce n’è uno che come raccontato diverse volte a me piace un sacco: la blanche.

Ho raccontato un paio di tentativi qui e qui, ma al solito è stato l’avvento di un nuovo secco (il bw20 di fermentis) a darmi nuovo slancio e nuova voglia di riprovarci.

La tappa Belgio contro Germania del concorso organizzato da Romiti è stata quindi l’occasione per riprovarci per avere così un giudizio qualificato sulle mie produzioni… ma purtroppo qualcosa è andato storto.

Ricetta

Ma veniamo ai fatti.

La prima tappa di Brewars, come detto, si presentava come il momento ideale per testare sia la ricetta sia, ancor di più, quanto ritenevo di aver capito del lievito. Malti e luppoli non potevano quindi che essere quelli delle cotte raccontate negli altri articoli precedenti con le uniche varianti di una gittata di luppoli più abbondante in aroma e con l’utilizzo di spezie (se non più fresche) quanto meno appena comprate. Per il resto stesse rampe di mash, stesso lievito (bw-20), stesse rampe di fermentazione, uguali accortezze in termini di pitch e uso di nutrienti.

Tutto come da programma sia in cotta che durante le prime fasi della fermentazione fino a quando un buon mattino -ancora pieno di sonno- prima di andare a lavoro passo per il mio angolo di perdizione, apro il keg e butto dentro 30 grammi abbondanti di citra, idaho e mosaic badando bene a insufflare i consueti colpi di di co2 per cercare di mandare via l’ossigeno appena entrato…

Peccato però che dallo sbuffo della valvola di sicurezza capii che il keg aperto non era quello della session ipa prodotta il sabato prima, ma proprio quello della blanche destinata al concorso. La temperatura segnata dall’inkbird collegato al fusto confermò l’errore.

Di solito segno il keg con lo stile in fermentazione, ma per quelle ultime due cotte non l’avevo fatto.

Non potevo certo recuperare il luppolo appena inserito e pertanto l’unica cosa che restava da fare era passare ad un repentino cold crash sperando che una settimana al freddo e una di carbonazione forzata potessero essere sufficienti ad attenuare il danno senza mandare troppo fuori stile la bevuta.

Del resto chi poteva dirlo… anche il buon Agostino Arioli ha fatto il botto mondiale con una luppolatura sbagliata!!!

Solo che io non sono Arioli, non ho un birrificio, ma faccio ancora birra in uno stanzino accanto al box, e non ho una serie di locali a marchio!!!

Ed infatti quando dopo 7 giorni ho trasferito la birra nel keg da 9 litri per la carbonazione gli aromi chiaramente provenienti dalla luppolatura erano già evidenti dallo sfiato per la co2 montato sul keg ricevente.

L’avrei potuta presentare come Belgian Ipa, ma l’amaro era bassino e comunque non me l’avrebbero accettata al concorso perchè non era tra gli stili in gara.

Avrei potuto provare come Wit un “pò più luppolata”, ma i profumi erano un filo eccessivi così come altrettanto era la straordinaria pulizia ottenuta.

Sarebbe potuta essere una saison, ma gli esteri e il fenolico che sentivo pur rimandando al Belgio non posso dire fossero propriamente quelli tipici di una birra contadina.

In conclusione, mi sono risparmiato la spedizione e mi sono bevuto tutta la birra.

Assaggio

ASPETTO: la birra si presenta di un colore dorato carico con un bellissimo cappello di schiuma a bolle finissime molto persistente complice anche la buona carbonazione. Pulitissima come non mai (????). Si pulitissima, eppure doveva essere una blanche.

Su questo punto a mio avviso c’è qualcosa che non va nella rampa di betaglucani perchè non è la prima volta che mi trovo nel bicchiere una blanche limpida. Forse 30 minuti + la rampa fino al secondo step di mash sono troppi. Non lo so, proverò a studiare meglio il punto e a capire o più semplicemente ridurrò la fase a 15 minuti.

AROMA: al naso arriva la luppolatura, attenuata rispetto al giorno della decisione di non mandarla, ma comunque evidente. Agrumato, tropicale e frutti rossi in primo piano. Con un pò più di attenzione si percepiscono anche note di melone bianco e un filo di fenolico riconducibili al lievito. In secondo piano il coriandolo che però a dirla tutta mi sembra un filo slegato rispetto al bouquet di profumi. Nessuna traccia di off-flavours “riconducibili allo zolfo”. Pulita non solo allo sguardo, ma anche al naso.

GUSTO: la parte aromatica ritorna prepotente coprendo quasi integralmente il maltato che mi sarei aspettato in una blanche. Amaro medio/basso, senza astringenza nè calore alcolico.

SENSAZIONI BOCCALI: corpo medio basso, carbonazione elevata. ottima sensazione di secchezza.

Insomma una bella birra ACDC, come non ne facevo da tempo! Nulla di più.

La ricetta non passerà alla storia per aver ridefinito i canoni dello stile nè tanto accenderà discussioni all’interno del bjcp relativamente all’introduzione di un nuovo paragrafo all’interno del testo tanto amato da noi birramanti. Ciao ciao sogni di gloria!!!

Pazienza, una birra storta può capitare.

Se volete provarci, togliete solo il coriandolo e servitela ad una grigliata..

 

 

 

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