Quando l'homebrewing isolato non basta più

Sono ormai 7 anni che faccio birra in casa.

Ho iniziato per caso, da astemio quasi assoluto…  non toccavo alcoolici da quando a 17 anni, per dirla in modo gentile, “gestimmo male l’acool durante un compleanno”. Da quel giorno al max avrò stappato qualche peroni e qualche becks, mai nulla che puzzasse di alcool puro e cmq la cola era sempre la prima scelta. 

Un pomeriggio del 2016 più o meno, mentre ero alla ricerca di un frantoio (si un frantoio, di quelli per estrarre l’olio dalle olive!) google mi indirizza al sito di un produttore che aveva anche la sezione “impianti produzione birra”. clikko incuriosito e… SBAAAM…

Si aprì un mondo. Fu l’inizio della fine… anzi solo l’inizio perchè non è ancora finita.

Come si fa la birra… birra “artigianale”, birra da estratto, E+G, all grain, il primo impianto (60 litri 3 tini… mica esistevano gli all in one), il primo kit, il corso di produzione e così fino ad oggi perso dentro un loop infinito, in una dipendenza da cotta da cui non riesco a disintossicarmi. 

“Dài a un uomo una birra e ci perderà un’ora. Insegnagli a farsela da sè e ci perderà una vita intera” è una delle prime “frasi celebri” in cui mi sono imbattuto. 

Ed è proprio così: mai un hobby mi era durato così tanto. più della bici, più dei lego, piu di tutto. A me piace più farla che berla… mi rilassa.. passare 6 ore il sabato mattina tra pentoloni di acciaio, grani, luppoli, spazza via una settimana intera di sbattimenti, fa niente se poi il risultato non è come l’avevo immaginato e di fatto sarebbe da lavandinare.

E così dopo un numero infinito di cotte (il contatore di brewfather premium installato un anno e mezzo fa è arrivato a 75), dopo aver bevuto qualche decalitro di birra autoprodotta in maniera discreta, dopo averne bevuti altrettanti dal dubbio sapore e dopo averne buttati molti altri nel lavandino (ho impiegato tre anni per capire che la birra forse va fatta “partendo da uno stile” e non mischiando malto, luppolo e lievito ACDC) mi sono reso conto che da un pò di tempo poi ho iniziato a scrivere post su FB sempre più lunghi per raccontare le mie esperienze positive o negative che siano.

Ecco allora l’idea del blog per raccontare e condividere tutto in maniera più “ordinata”: ricette, cotte, riflessioni a voce alta (o in grassetto a questo punto), partecipazioni a concorsi e magari qualche esperienza in giro tra eventi e viaggi.

ho condiviso l’idea con Frank Antonelli che dopo avermi ricordato che manutenere un blog non è cosa “semplice” ha chiuso dicendo: “vai, è una bella cosa…”

Non è stato certo semplice capire come partire. Fino a qualche giorno fa nemmeno sapevo la differenza tra hosting e dominio, ma per fortuna youtube è pieno i tutorial (vi assicuro però che è più facile capire come utilizzare la contropressione). E allora si va on-line… sperando di tenervi compagnia.

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2 thoughts on “Art. 1 perchè questo blog”

    1. love you! spero di fare compagnia innanzitutto. Magari poi qualcuno diventerà più bravo a produrre birra in casa semplicemente evitando gli errori e le disavventure che di volta in volta proverò a rendicontare sulle mie produzioni e sulla mia storia di homebrewer. 🙂

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