Alla fine dello scorso anno si è scritto molto sui concorsi per homebrewers.

È partito Frank con due pezzi al solito molto approfonditi su diversi aspetti pratici. E’ seguita la serie di fail beer che si pone, invece, come un’ottima rappresentazione satirica di quello che realmente accade (provate a dire di no!).

E allora, siccome anche le pulci hanno la tosse, vorrei pure io condividere due riflessioni sulla questione.

Da homebrewer con un rispettabilissimo numero di concorsi alle spalle, una discreta quantità di nastro adesivo usato per impacchettare e diverse ore trascorse a cercare il cartone giusto per la spedizione fuori ai casalinghi, posso dire senz’altro di avere un certo punto di vista sull’argomento e vorrei condividerlo in modalità Gigi Marzullo.

Le spedizioni multiple

Partirei da un punto che a quanto capisco dalle precedenti letture ha più peso di quanto potessi mai immaginare: la spedizione della stessa birra a più concorsi per homebrewers finalizzata ad avere più giudizi.

Sono d’accordo con Frank, non serve, o quanto meno serve solo in parte, a meno che (e io sia il solo a non saperlo) la ricezione del pdf con l’attestato bjcp o unionbirrari infonda, per opera dello spirito santo di Michael Jackson, LA CONOSCENZA suprema a TUTTI i giudici INDISTINTAMENTE.

Del resto in concreto credo accada questo:

  1. due giudizi positivi o due giudizi negativi => certezza: la birra è o buona o non è buona. 0 per 0 fa zero, 1 per 1 fa uno;
  2. due giudizi “così, così”, ma costanti nei contenuti=> ragionevole certezza, questa dovrebbe essere la speranza: statisticamente è molto probabile che i difetti segnalati siano proprio quelli, così da poterli sistemare. 0,qualcosa per 0,qualcosa fa comunque qualcosa;
  3. giudizi così, così, ma diversi=> incertezza: chi ha ragione o chi ha ragione più dell’altro? “x” per “x” quanto fa?
  4. giudizi opposti, uno positivo ed uno negativo=> incertezza qual è quello giusto? quello positivo immagino, ma Zero x uno fa sempre zero, o no?!

Se quindi ai fini della crescita dobbiamo sperare solo nel secondo caso, allora a che è servito mandarla due volte? Questo è il punto, ma vi rispondo alla fine.

Per ora andiamo avanti e vi basti sapere che a me è pure tornata una birra con diversi punti di differenza dallo stesso tavolo.

La roulette russa della fase ad eliminazione e il de concursuum formulis

Il secondo punto è che la fase ad eliminazione è una lotteria.

Mi è capitato di NON andare al BOS nonostante un 39 perché al primo tavolo la mia birra era con addirittura DUE produzione migliori o all’opposto di vincere con una birra passata in finale con 38 perché evidentemente per mia fortuna quel giorno allo stesso tavolo erano capitate cotte con sbavature.

Allora perché a vincere non è direttamente la birra col punteggio più alto o quanto meno perché al bos non vanno le birre da certi punteggi in su indipendentemente dall’esito della prima fase?

Se dal tavolo delle ipa o da quello delle basse non è uscito nulla di buono, perché sacrificare una produzione più meritevole che invece è capitata in un blocco sfortunatamente super? Perchè far avanzare un 35 (capitato al tavolo con due cattive produzioni), mentre un 37 lo lasciamo al palo perché si è confrontato con un 39 ed un 40? La seconda è (o dovrebbe essere sempre con ragionevole certezza) a prescindere MENO SBAGLIATA, no?!.

Ma le giurie sono organizzate per stili (o macrostili), direte, e il bos, soprattutto se affidato a giudici diversi da quelli presenti ai primi tavoli, serve proprio a “mitigare” o a “livellare” gli esiti dei tavoli eliminatori. Vero, soprattutto la seconda osservazione, ma continua a non tornarmi la prima scrematura.

E allora qual è la formula giusta?

Eh, Bella domanda, diceva un mio vecchio capo quando non sapeva che rispondere.

I concorsi sono un gioco, qualcuno dedica del tempo e fatica per noi e perciò vanno accettati così come sono altrimenti semplicemente non si gioca, ci si beve la propria birra da soli e non si discute. Accettiamo un minimo margine di sfortuna o di fortuna e divertiamoci. Del resto in ultima istanza potrebbe essere stata sempre colpa del corriere.

Critica al concorso aperto

Per quanto mi riguarda provo a ridurre l’incertezza (ed il conseguente rosicare), preferendo la partecipazione ai concorsi a stile individuato e soprattutto a numero chiuso, piuttosto che a quelli open.

Non mi pare ad armi pari il confronto tra una golden ale (per quanto ben fatta) ed una triple (fatta altrettanto bene), o quello tra una kolsch ed un barley wine. Quale sarebbe la migliore? La tedesca di Colonia fatta “per sottrazione” (come dice Cogliati) o il barleywine super complesso? Booooh, su due piedi direi le seconde premiando la capacità realizzativa complessiva, ma non sono un giudice.

Fortunatamente (almeno per il mio piacere) pare che si vada sempre più in questa direzione, con buona pace pure di chi vede ai tavoli sempre le stesse persone.

Anche su questo punto si è giustamente dibattuto. Per come la vedo io se da un alto c’è il vantaggio di avere giudizi “uniformi”, dall’altro l’assenza di giudici forse non è proprio una bella cosa.

Il tutor

Giusto, i tutor… Sì, grande Iuppa, magari, ne beneficeremmo tutti. Probabilmente fosse stato fatto sempre così non mi sarebbero tornate penalizzate da due concorsi una keller e una saison a causa della “leggera opalescenza”, come non sarebbe mai tornata all’amico homebrewer la celeberrima cream ale “non cremosa”.

A quel punto tutta la fatica fatta alla ricerca del giudizio per migliorarsi è andata a farsi benedire per bene.

Ma vi dirò di più sempre a proposito dei concorsi senza numero chiuso.

Mi sono sempre chiesto come possano ad un certo punto della giornata non avere la bocca impastata quelli che vedo nelle foto con 6/7/8 bicchieri davanti (ma per carità non sono un giudice un’altra volta).

Per non parlare poi del fatto che concorso di certe dimensioni richiedono una capacità logistica comparabile a quella di amazon, altrimenti accade (e anche questo è successo a me) che iscrivi due birre, ne invii una soltanto e ti tornano le schede di entrambe.

… Dama!

Ciò nonostante sono un homebrewer e perciò, sì, di tanto in tanto partecipo anche ai concorsi aperti. Magari mi piace la giuria (o buona parte della stessa), magari spero che la birra capiti davanti a certi giudici per riceverne davvero il giudizio e sai mai che (tornado al punto iniziale) mi vada pure di culo e vinco.

E quindi, venendo alla domanda lasciata aperta all’inizio, perché tutti continuiamo a mandare le birre ai concorsi nonostante tutti questi nonostante e perchè la mandiamo ADDIRITTURA DUE VOLTE?

Ve lo dico io:

perchè in cuor nostro quello che vogliamo è avere una ed una sola conferma:

E’ LA MIGLIORE DUE VOLTE.

Scusate, ma qualcuno doveva pur dirlo!

Vuoi o non vuoi quello che desideriamo, pima ancora di prendere buona nota dei suggerimenti con grande spirito autocritico, prima ancora di dire che il giudice non capisce nulla e al netto di qualsiasi altra cosa, quello che per ogni produttore casalingo conta davvero è vedere il proprio nome in CIMA ALLA LISTA. Dopo tutta sta fatica una soddisfazione ce la possiamo prendere, o no??

Consiglio serio

Quindi che si fa?

Nulla, si gioca, si studia, ci si affida al parere dei giudici e si impara col tempo a conoscere da soli stili e difetti. Si manda la birra, se ne conserva una bottiglia e la si assaggia scheda alla mano. Attualmente io per certi stili cerco solo conferme (mando nella speranza di vincere, lo ammetto, e se prendo una batosta rosico pure); per altri, per cui sono ancora al buio (vedi questa), vado alla ricerca di aiuto.

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