dove siamo e dove andiamo.

Questo blog è nato essenzialmente dal desiderio di contribuire alla condivisione di esperienze personali in maniera leggera e soprattutto semplice.

Senza la presunzione di voler insegnare niente a nessuno, ho ritenuto banalmente che la messa a fattor comune di esperienze avrebbe favorito innanzitutto chi si approccia l’homebrewing, che impara da quanto già fatto (bene o male) da altri, chi bazzica con pentoloni e fermentatori isobarici già da tempo, visto che c’è sempre qualcosa da scoprire, ma soprattutto la diffusione dell’hobby.

Per un attimo vorrei però mettere da parte la “leggerezza” e provare a fare una riflessione seria. Ce l’ho da un pezzo in un angolino del cervello e credo sia il caso di tirarla fuori.

Una fotografia del mercato della birra artigianale in Italia

E’ questo il periodo in cui le principali testate del settore sviscerano i consueti dati annuali sullo stato di salute della birra (artigianale e non) in Italia.

I principali spunti di riflessione provengono al solito dal report Unionbirrai/Obiart, pubblicato a giugno e specifico per il comparto craft, e poi dall’Annual report di Assobirra pubblicato a settembre.

Magari li avete già letti e sapete già di che si tratta. Provo, tuttavia, a farvi un veloce riassunto partendo dall’analisi condotta da cronache di birra, riallacciandomi a qualche dato di altre riviste economiche, per arrivare ad una personale considerazione/critica sullo stato attuale dell’arte.

Report Unionbirrai e Obiart

La ricerca da un lato mette in evidenza la crescita del numero di aziende impegnate nella produzione di Birra artigianale (birrifici e beerfirm), dall’altro però non nasconde preoccupazioni per:

  • le difficoltà dei produttori ad entrare nella grande distribuzione;
  • l’invecchiamento dei consumatori;
  • lo stallo della quota di mercato ferma da troppo tempo al 3% circa.

I 3 bullet sono strettamente collegati l’uno all’altro. Il primo provoca il secondo che causa il terzo inchiodando la birra artigianale nello stesso angolino in cui l’ho trovata quando mi ci sono avvicinato.

Report Assobirra

Ancor più preoccupante il report di Assobirra.

I primi otto mesi del 2023 hanno registrato rilevanti cali nelle vendite (-6,6%) rispetto allo stesso periodo del 2022 con un impatto negativo maggiore se si guarda all’export (-7,4%).

Le cause sono individuate, manco a dirlo, nell’aumento generalizzato dei prezzi di produzione che si scaricano inevitabilmente sul prodotto finito e quindi sul consumatore (qui ne parla anche il sole 24 ore e solo limitatamente alle materie prime).

L’anno in corso, a quanto pare, sta bruciando la spinta post covid: i consumatori ricevuto il “liberi tutti” sono usciti in massa da casa, hanno festeggiato come se non ci fosse un domani (vedi dato anno 22), salvo poi riprendere le normali abitudini una volta passato lo spavento.

Proposte ne abbiamo?

Per quello che leggo in giro direi poche realizzabili (forse), tante (difficili) da portare a casa visto come si muove da un pezzo la platea dei “pro”.

La prima e comune richiesta (quella facile) è il “supporto delle istituzioni” invocato attraverso la stabilizzazione della riduzione delle accise (ci piace vincere facile!). L’istanza, ove mai accolta, favorirebbe di certo i piccoli artigiani e produrrebbe un bell’effetto “placebo” nel breve. Ma nel medio/lungo periodo quando il “cerino” tornerà nelle mani dei produttori cosa si farà? Si riusciranno mai a realizzare le proposte difficili (sviluppo reti commerciali, educazione del consumatore, investimenti e turismo birraio)?

Non lo so. Di certo nè il piccolo da solo ce la farà, nè tanto meno ci riuscirà un comparto come quello craft che continua ad andare in ordine sparso piuttosto che all’unisono. Si, perché quello che mi pare di capire è che i portatori di interessi riferibili a quella quota del 3% tutto facciano fuorchè fronte comune, impegnati come sono a sopravvivere e rosicchiarsi l’un l’altro quella briciola di mercato.

Ho dato uno sguardo alle associazioni di settore, quelle che dovrebbero “guidare l’orchestra” dettando e promuovendo le linee per lo sviluppo. Salvo errori, riferibili più o meno anche al mondo dei produttori artigianali dovrebbero esserci:

  • AssoBirra;
  • Unionbirrai;
  • Consorzio Birra Artigianale Italiana;
  • federbirra;
  • Cervisia (che però non capisco se sia o meno ancora operativa).

Se guardiamo i soci della prima noteremo che al suo interno ci sono sia “i colossi” sia i piccoli produttori. Le altre associazioni infine, pur raggruppando piccole realtà “omogenee”, portano avanti ognuna “specifiche rimostranze”. Nel primo caso fatico a trovare convergenza di interessi; nel secondo, invece, vedo solo dispendio di energie, riduzione della forza rappresentativa e perdita di efficacia delle azioni pur lodevoli promosse da attori quasi tutti non protagonisti in uno spettacolo che fatica a trovare nuovo pubblico.

Andrà tutto a bere!

In un momento in cui i dati di mercato dicono che i clienti rischiano di restare una nicchia (invecchiamento dei consumatori e difficoltà distributive), da un lato cresce il numero di aziende che aprono tap room, dall’altro non sento più parlare nè di iniziative collettive (es. Uninbirrai che dialoga direttamente con la GDO) nè tanto meno di nuove campagne comunicative di massa (le filiere continuano ad accorciarsi piuttosto che ad allungarsi). Bene le iniziative di UBI finalizzate al “bere consapevole”, ma così si allarga la platea scavando con la paletta mentre servirebbe la ruspa. Servirebbe qualcosa con cassa di risonanza maggiore che accenda l’interesse in chi di non lo ha. Qualcosa, purtroppo, di costoso che allo stato non credo possa essere sostenuto se non in forma “associativa”. L’unico a provarci è stato Baladin con lo spot in tv, ma lui probabilmente cuba da solo uno 0,5 di tutto quel 3%).

Fenomeni aggregativi di piccole realtà imprenditoriali, che unendo le forze potrebbero condividere know-how ottimizzando processi e costi, è fanta-imprenditorialità, ma il settore se continua così com’è, spaccato al suo interno, rischia di collassare e avvolgersi su se stesso.

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