Qualche tempo fa un po’ per caso mi trovai ad avere in dispensa una discreta quantità di ingredienti tutti “made in italy”: grano Solina regalatomi da un amico “perché sa che a me piace fare la birra”, Pils malteria italiana e in giardino c’erano anche delle bellissime arance rigorosamente amare.
Da parecchio non preparavo una blanche e così, approfittando anche della tappa a tema del concorso organizzato dai ragazzi siciliani di Trinacria, non impiegai molto a far convergere i pensieri sulla possibilità di realizzare la mia personale interpretazione della “Nazionale”.
In realtà non proprio italiana al 100%: il luppolo era il solito proveniente da chissà dove, tuttavia avrei potuto aggiungere del coriandolo bio prodotto in italia (visto al supermercato) e il lievito di bioenologia.
Avevo già provato in un paio di occasioni ad approcciare lo stile, ma mai in modo “studiato”: Una volta la ricetta aveva tanti di quei cereali dentro che sembrava una kinder colazione +. Questa volta, al contrario, almeno un’idea da cui partire l’avevo: l’intenzione era quella di mettermi sul “filo del rasoio” con una birra non “bianchissima”, ma comunque capace di restituire con la bevuta una buona sensazione di “freschezza”.

Ricetta
72.4% Pilsner — Grani — 3.9 EBC
27.6% — frumento non maltato — Grani — 3.9 EBC
10 IBU — Perle 8.5% — Bollitura — 60 min
2 IBU — Kazbek 6% — Bollitura — 15 min
buccia d’arancia fresca e coriandolo – bollitura – 15 min
Mash In — 50 °C diretto in rampa fino a 62 (non è che ci fosse tanto grano)
Temperatura — 62 °C — 40 min
Temperatura — 69 °C — 20 min
Lievito BW Bioenologia da 18 a 21
Note sul lievito
Avevo già usato il BW con soddisfazione annotando però sotto la scheda in brewfather la necessità di gestire un problema: la discreta puzza di zolfo rilasciata durante i primi gg di fermentazione che la volta precedente ero riuscito a non far arrivare nella birra solo con qualche seduta di co2 insufflata dal rubinetto del fermentatore.
Per non avere nuovamente il problema, oltre a non essere avaro col pitch, provai quella che ormai non è più un tabù: LA FERMENTAZIONE APERTA (dai venitemi a dire “chiudi quel fermentatore”!!!).
Inoculo a 18. Il lievito non parte a razzo, ma dopo un paio di giorni (con la T salita a 20° di 1 grado/gg) sul mosto era presente una bella schiuma che ricordava una splendida meringa.

Quando ormai la tumultuosa era sicuramente terminata, chiusi comunque il fermentatore (non si può mai sapere) e tanto per essere certi che puzzette non ve ne restassero feci una bella insufflata di co2 alzando la T di un ulteriore grado.
Terminata la fermentazione, e dopo una settimana di cold crash (la birra era già pulita), ho messo la birra in fusto per la consueta settimana di carbonazione forzata. Si, forzata. Io non rifermento più.
ZOLFO non pervenuto.
Valutazione
La birra al concorso è andata “così così”: 31/50.
Sotto la scheda di Brewing Bad che sempre ricca nei commenti inglobava praticamente le altre 2.
ASPETTO: colore giallo dorato limpidissima (decisamente troppo per lo stile) schiuma modesta. Aspetto un po’ fuori stile.
AROMA: aroma di media intensità note citriche leggero pepato e un leggero maltato (miele) non avverto difetti. Nel complesso un po’ spenta;
SENSAZIONI BOCCALI: parte maltata sopra le righe che influisce un po’ sul finale, amaro basso in stile corpo medio, morbida, no astringenza, no calore alcolico, una carbonazione un po’ più alta avrebbe giovato.
GIUDIZIO DI SINTESI: nel complesso piacevole abbastanza in stile nell’aroma e nel gusto un po’ meno nell’aspetto. Maltato intenso, frumento che non riesce a caratterizzare. Per il resto buon lavoro, birra molto pulita equilibrata e piacevole da bere.
Riflessioni post scheda
A mio avviso una birra di cui magari avresti preso anche una seconda pinta, ma di fatto in termini di stile null’altro che una buona base da cui ripartire.
Il contributo delle spezie non mi pare di averlo percepito nei commenti. Piacevole da bere, note citriche e leggero pepato, ma mi sarei aspettato un “fresca” scritto da qualche parte; al contrario è risultata “un po’ spenta”. Forse la buccia d’arancia fresca andava dosata in modo più generoso e il coriandolo non doveva essere stato raccolto proprio ieri (“il segreto delle spezie sta nella freschezza” c’era scritto sul libro le birre del belgio 2).
La carbonazione avrebbe di certo dovuto essere più generosa anche per sostenere la schiuma.
Per chiudere il frumento che “non caratterizza”: quella bassa percentuale nel grist non ha dato il contributo necessario allo stile ed infatti non solo non ha giovato all’aspetto, ma ha penalizzato anche il gusto che il valutatore si aspettava di trovare. In effetti più che una blanche sembrava una pils,
L’azzardo, il tentativo di “stare sul filo”, non è perfettamente riuscito. Il 31 è risultato quindi un voto fin troppo sufficiente.
Molto bene però il lievito: la rampa 18-21 affiancata alla fermentazione aperta ha restituito la parte fenolica richiesta dalla stile ed una buona attenuazione (chiusa al 79%) senza produzione nè di esteri nè di sottoprodotti associabili allo “zolfo”.
Le modifiche alla ricetta sono già scritte, aspetto solo l’occasione buona per rimetterla in cotta!
cheers

